EDITORIALE JUVENTUS 

EDITORIALE VIDEO DI SERGIO VESSICCHIO DOPO REPORT

 

 

LA TRASMISSIONE

 

21:22 – La puntata si apre con le immagini di Cristiano Ronaldo nel giorno del suo arrivo a Torino. Report isola l’immagine di chi gli sta accanto

Il giornalista Federico Ruffo che ha curato l’inchiesta spiega: “A noi, invece, interessa l’uomo al suo fianco, il security manager della Juventus Alessandro D’Angelo, ma per capire perchè dobbiamo tornare in dietro di 5 anni. 21 aprile 2013: allo Juventus Stadium si gioca Juve-Milan. In Curva Sud, quella in cui sono riuniti tutti i gruppi ultras, spunta fuori uno striscione nuovo: “I gobbi”. Secondo la procura di Torino è un segnale, significa che l”ndrangheta’ è ufficialmente entrata nella Curva della Juventus: Rocco e Saverio Dominello, boss della cosca Pesce-Bellocco di Rosarno si sono accordati con gli altri gruppi della curva e sono entrati nel business del bagarinaggio. I gruppi della Juve da sempre sono cinque: i Drughi, guidati dal pluripregiudicato Dino Mocciola; i Bravi Ragazzi guidati da Andrea Puntorno, siciliano vicino al clan mafioso ‘Li Vecchi’; i Viking, guidati da Loris Grancini, considerato vicino al clan “Rappocciolo’; il Nucleo 1985  e i Tradizione Bianconera gestiti dai fratelli Toia. Tutta gente che non ammette intrusioni. Quindi che succede? Succede che quello non è uno striscione, è un contratto, un accordo tra famiglie, un affare da oltre un milione di euro l’anno”.

Il conduttore Sigfrido Ranucci: “Il nostro sguardo nasce da un’inchiesta della magistratura anti-mafia di Torino che ha indagato su una cricca di criminali romeni e poi ha scoperto invece che la Curva della Juventus era stata infiltrata dall”ndràngheta. Personaggio chiave, Rocco Dominello, figlio di un boss che si era infilato nella Curva e ha cominciato a fare business con il bagarinaggio. La Juventus ha ceduto negli anni, ha venduto migliaia di biglietti agli ultrà, nella consapevolezza che li rivendevano a prezzi maggiorati. Per questo Andrea Agnelli è stato condannato in primo grado ad un anno di interdizione dai campi sportivi e poi pena ridotta a tre mesi più una cospicua multa. Questo dalla giustizia sportiva. Ma la condanna è stata possibile perchè i magistrati antimafia, oltre ad ascoltare i telefoni dei mafiosi, hanno ascoltato anche quelli dei dirigenti della Juventus. Il capo della security Alessandro D’Angelo, quello di Stefano Merulla responsabile della biglietteria, ma anche dell’ex capo ultrà Raffaello Bucci, poi assunto, ha lavorato nella Juventus. lo diciamo subito chiaramente: nessun dirigente, nessun dipendente della Juventus è stato mai coinvolto nell’inchiesta antimafia, Però sono tutti testimoni. Alla fine della conta ne manca uno di testimone, quello chiave, ma che probabilmente era anche quello più fragile”.

Federico Ruffo: “7 luglio 2016. Pochi minuti a mezzogiorno, bretella autostradale di Fossano, ingresso della Torino-Savona. Da un suv bianco scende un uomo, si sporge dal guardrail e si getta nel vuoto. E’ Raffaello Bucci, detto “Ciccio”. Era stato una sorta di ministro delle finanze del più importante gruppo ultras, i Drughi. Per anni ha gestito il bagarinaggio, migliaia di biglietti, milioni di euro, nonostante questo, la Juve nel 2015 lo sceglie come vice Supporter Liaison Officer, l’uomo che cura i rapporti tra società, tifosi e forze dell’ordine”. L’Official Slo sarebbe Alberto Pairetto, fratello di Luca, arbitro di Serie A, figlio d’arte di Pierluigi, ex arbitro e designatore di tutti gli arbitri della Serie A. Fino a quando non è stato travolto da Calciopoli, condannato in appello a due anni, salvo poi finire in prescrizione. Secondo l’accusa, uno di quelli a cui Luciano Moggi telefonava sulle schede svizzere per scegliersi gli arbitri amici. Raffaello Bucci il giorno prima era stato ascoltato dai magistrati che indagavano sui rapporti tra magistrati, Juve, ultras e ‘ndrangheta. Aveva paura e non ha retto alla pressione”.

Paolo Verra, legale dell’ex compagna di Raffaello Bucci: “Mi sono trovato di fronte a un’autopsia totalmente sprovvista di una qualunque documentazione, fotografica o di filmati, non c’era nulla”.

Federico Ruffo: “Perchè nell’esame autoptico non c’era una sola foto?”.
Mario Abrate, anatomopatologo della Procura di Cuneo: “Sì, sì, le foto ci sono. Cinque o sei fotografie. E sono anche in digitale quindi…”.
Federico Ruffo: “E allora perchè non ci sono nel fascicolo?”.
Mario Abrate: “Il fatto che loro non le abbiano può significare o che non gliele ho dato o che le han perse, però io non sono sicuro di avergliele date, quindi….”.
Federico Ruffo: “Una foto però c’è, l’ha scattata la sorella dell’ex compagna di Bucci col telefonino, mentre si trovava in camera mortuaria, prima dell’autopsia”.

Federico Ruffo: “In che condizioni era?”.
Gabriella Bernardis, ex compagna di Raffaello Bucci: “Disastrosa, che si vedeva che era stato pestato”.

Federico Ruffo: “A sostenere l’ipotesi del pestaggio prima del suicidio, c’è una perizia redatta da un esperto, un anatomopatologo, si chiama Raffaele Varetto. E ha analizzato la foto”.

Paolo Verra, legale dell’ex compagna di Raffaello Bucci: “C’è un taglio profondo, sanguinante, che non è compatibile con la caduta, c’è una pesante tumefazione all’occhio, anche questa non è giustificabile con questa tipologia di caduta”.

Federico Ruffo: “Ma in questa vicenda di cose strane ne accadono tante: a cominciare dall’ospedale in cui Bucci viene trasportato. C’è un grande via via quel giorno, di persone e di oggetti che scompaiono e ricompaiono, come i suoi occhiali da sole”.

Paolo Verra, legale dell’ex compagna di Raffaello Bucci: “Questi occhiali presentavano all’interno del ponticello, come anche nella montatura, dei residui di materiale organico”.

Federico Ruffo: “Dai verbali si evince che Bucci non indossava gli occhiali al momento del salto. Ma in mezzo alla fronte presenta un graffio da montatura. Secondo la pericia, quindi potrebbe essere stato causato da un ferimento prima della caduta dal ponte”.

Paolo Verra, legale dell’ex compagna di Raffaello Bucci: “Io non sono riuscito a capire dove erano questi occhiali, fatto sta che questi occhiali sono stati riconsegnati all’ex compagna del Bucci, in busta chiusa, sigillata”.

Federico Ruffo: “E chi può averli portati in ospedale a Cuneo?
Paolo Verra, legale dell’ex compagna di Raffaello Bucci:
 “Chi li ha portati non lo so. Si sono presentati presso l’ospedale di Cuneo, pronto soccorso, dei soggetti qualificatisi come dipendenti Juventus”.

Federico Ruffo: “I primi due ad arrivare in ospedale quel giorno, prima ancora che Bucci venga dichiarato morto, sono Stefano Merulla, responsabile della biglietteria della Juventus, e lui, l’uomo vicino a Ronaldo, Alessandro D’Angelo, capo della sicurezza. Con loro si presenta una non meglio precisata amica di Bucci e chiede che le vengano consegnati il telefono e tutti i suoi effetti personali. E’ l’avvocato Maria Turco, dello studio Chiusano, che da sempre difende gli interessi della Juve e della Famiglia Agnelli”.

Ruffo intercetta l’avvocato Turco per strada.
Federico Ruffo: “E’ l’avvocato Turco? L’avevo cercata perchè in realtà c’erano un paio di cose all’interno del fascicolo che la riguardavano direttamente, quindi volevo capire…”.
Maria Turco, legale dello studio Chiusano: “Non parlo con i giornalisti. Io questa situazione, detta tra di noi, l’ho già patita abbastanza, detto questo, io quello che dovevo fare è stato accompagnare delle persone che non erano in grado di guidare vista la notizia”.
Federico Ruffo: “Avevo trovato singolare questa anomalia nell’andare a chiedere il cellulare di Raffaello”.
Maria Turco, legale dello studio Chiusano: “Io non ho mai chiesto il cellulare a nessuno. mi faccia avere l’annotazione”.
Federico Ruffo: “Cioè, lei mi sta dicendo che questi signori si sono inventati di sana pianta questa roba?”. (si interrompe l’intervista, ndr)

Federico Ruffo: “Noi il verbale all’avvocato Turco l’abbiamo inviato, ma lei essendo stato riaperto il fascicolo sulla morte di Bucci, per ora, preferisce non commentare”.

Paolo Verra, legale dell’ex compagna di Raffaello Bucci: “Non riesco a capire questo tipo di comportamento tenuto dalla collega Turco, anche perchè non avrebbe avuto alcun titolo per farsi consegnare questo materiale”.

Federico Ruffo: “E non è chiaro neanche a quale titolo il responsabile della biglietteria della Juve, Stefano Merulla, abbia concordato con Bucci la versione da dare ai magistrati. Lo dichiara lui stesso all’ex compagna, a distanza di un anno”.

Stefano Merulla, responsabile della biglietteria della Juventus: “Quella sera io mi ricordo che lui era seduto sul divano e facevamo anche un po’ scherzando le domande che avrebbe potuto fare il pm, visto che delle cose le aveva chieste anche a me. E quindi facevamo, diciamo, domanda e risposta, qui puoi direi così, qui puoi dire cosà. Qui puoi non andare nello specifico e facevamo un … non un gioco, ma un modo per sdrammatizzare quello che sarebbe successo”.

Federico Ruffo: “Peccato che Merulla nella sua deposizione ai magistrati si sia dimenticato di raccontare questo episodio. Poi c’è l’auto, della Juventus, in leasing. La stradale scatta subito delle foto per repertare gli oggetti al suo interno, quasi nulla. Ma quando giorni dopo D’Angelo riconsegna alla ex compagna di Bucci gli effetti personali, all’improvviso compaiono le chiavi di casa e il borsello in cui teneva i documenti importanti. Secondo la Squadra Mobile di Torino, sull’auto di Bucci dopo il suicidio hanno messo mano tre dipendenti della Juventus: il primo a perquisirla è Matteo Stasi, autista di Andrea Agnelli, dice di non aver trovato nulla. Poi tocca a Daniele Boggione, è lui che dice di aver ritrovato chiavi e borsello nell’auto, sulla pedana del passeggero”.

Ruffo telefona a Boggione.

Federico Ruffo: “Volevo farle qualche domanda circa gli oggetti che lei ha ritrovato in auto.
Daniele Boggione, dipendente Juventus: “Eh, al momento non riesco”.
Federico Ruffo: “Guardi, se vuole possiamo anche vederci più tardi…”.
(cade la comunicazione, ndr)

Federico Ruffo: “Peccato, perchè Boggione avrebbe potuto spiegarci il mistero del ritrovamento delle chiavi della casa dove aveva dormito Bucci, e il borsello. Anche perchè nella foto scattata dagli inquirenti il giorno del suicidio, nel posto da lui indicato, lo vedete, non c’erano”.

Jacopo Ricca, giornalista de La Repubblica: “Diciamo che questa è la più grande anomalia di tutta la vicenda. Questo quindi ci fa pensare che nè le chiavi della casa di Beinette, nè il borsello, fossero con lui al momento del suicidio”.

Federico Ruffo: “Tecnicamente chiunque era in possesso di chiavi e Borsello, è qualcuno che ha incontrato Bucci poco prima che si togliesse la vita, nelle ore precendenti”.

Jacopo Ricca, giornalista de La Repubblica: “Diciamo che l’ipotesi più forte è che sia la persona che ha incontrato Bucci subito prima di morire”.

Federico Ruffo: “Di certo c’è che a riconsegnare gli oggetti è il capo della security Alessandro D’Angelo, che è anche il protagonista di una telefonata intercettata mezz’ora dopo la morte di Bucci. Chiama l’ex direttore commerciale della Juventus, Francesco Calvo, squalificato per un anno dalla giustizia sportiva per aver agevolato la vendita irregolare di biglietti agli ultrà. Calvo all’epoca lavorava per il Barcellona”.

D’Angelo: “…. è morto….”.

Calvo:  “Lo so, ho saputo”.

D’Angelo: “Non ci credo… lo ha ammazzato”.

Calvo: “Minchia! Non ci posso credere! Se penso che lo abbiamo portato io e te alla Juve…”.

D’Angelo: “Ma non era un motivo per ammazzarsi, non doveva aver paura…”.

Calvo: “No, no di certo”.

D’Angelo: “Era terrorizzato ieri”.

Calvo: “Era terrorizzato?”.

D’Angelo: “Era terrorizzato! Era terrorizzato! Sembrava che lo dovessero ammazzare da un momento all’altro perchè ha parlato con i pm”.

D’Angelo: “M’ha detto no, no, no, io non posso parlare, l’ho fatta grossa. io sono un coglione, è tutta colpa mia. Ho gestito male le informazioni. Lui non ho capito cosa farfugliava, ma m’ha detto mi sono fidato di uno sbagliato”.

 

Federico Ruffo: “Al momento non risulta che nè D’Angelo, nè Calvo, siano stati ascoltati dalla procura di Cuneo su queste dichiarazioni”.

Federico Ruffo insegue Marotta per strada.

Federico Ruffo: “Direttore, mi perdoni. Siamo Report, Raitre. Volevamo farle una domanda, perchè stiamo lavorando sulla morte di Raffaello Bucci, il vostro vecchio dipendente”.
Claudio Albanese, responsabile comunicazione Juventus: “Guarda, adesso non parliamo con nessuno”.
Federico Ruffo: “Non se sapete che ci sono queste intercettazioni in cui dei vostri sostengono che lo hanno ammazzato. Direttore… Direttore, era un vostro dipendente, non vi interessa questa cosa? Direttore, è morta una persona, non volete neanche parlarne?”.
(Marotta se ne va senza rilasciare dichiarazioni, ndr).

Federico Ruffo: “Anche il telefono di Bucci era sotto controllo per due lunghi anni. Con un solo buco: proprio le tre ore durante le quali Bucci avrebbe deciso di uccidersi. I server della procura di Torino non hanno registrato un solo secondo a causa di uno sbalzo di corrente. E’ un peccato, perchè proprio in quelle ore, forse, si nascondeva il segreto sulla morte di Raffaello Bucci. Ma il telefono lo hanno sequestrato. E lì un segreto c’era, il più grande di tutti. Lo scopriranno grazie agli sms rimasti in memoria. L’ex capo ultras scriveva a un numero intestato alla presidenza del Consiglio dei Ministri. L’identità è stata secretata dai pm. Di lui c’è soltanto un nome in codice: GESTORE. E’ il nome di copertura di un agente dei servizi di sicurezza. Raffaello Bucci era un informatore dei servizi. L’ultimo messaggio tra l’agente e Raffaello, è 48 ore prima di uccidersi. Bucci lo reinvia dopo l’ennesima notte in bianco: “Sono nella merda. Sono certo che la mia posizione è bruciata. Il giorno dopo deve essere ascoltato dai magistrati sui rapporti tra Juve, ultrà e ‘ndrangheta”.

Federico Ruffo telefono a “GESTORE”, agente Aise.

Gestore: “Pronto?”.
Federico Ruffo: “La mia posizione bruciata è un termine tecnico per dire: io lavoro ancora per voi e mi hanno scoperto…”.
(cade la comunicazione, ndr).

Ranucci, conduttore di Report: “Quello che l’agente non può rivelarci è che Bucci aveva passato informazioni sull’eversione di destra che si era infiltrata nella Curva. Aveva dato anche informazioni sulla presenza dei calabresi. Secondo la sua testimonianza ai magistrati  era stato collaboratore dal 2010 al 2015, ma l’sms che abbiamo trovato sul suo telefonino – ‘La mia posizione è bruciata’  – fa pensare che Bucci avesse collaborato fino all’ultimo con l’agente dei servizi di sicurezza, tanto è vero che lo incontra il 3 luglio pochi giorni prima di morire e parlano dell’inchiesta sui calabresi. Ma Bucci era anche un informatore della Digos. Abbiamo trovato anche un altro sms nel quale si chiedono informazioni  in merito a un tentativo da parte dei no Tav di acquistare esplosivo all’interno di gruppi ultrà della Curva. Ecco, anomalie e segreti, ne accadono tanti in quelle ore, prima e dopo la morte di Bucci. Chi ha preso il borsello dove conteneva informazionI? Chi le chiavi di casa dove ha dormito Bucci la sera prima di uccidersi? Poi quello che è certo è che c’era un’attività frenetica dei dirigenti della Juventus. Stefano Merulla, responsabile della biglietteria ha confidato solo un anno dopo all’ex compagna di aver passato la sera prima con Bucci concordando, cercando di concordare la versione da dare ai magistrati. Ecco, questo è un particolare che Stefano Merulla non ha confidato ai magistrati antimafia della procura di Torino, ha detto di aver passato la sera precedente con lui, ma non di aver concordato, seppur scherzando, la versione da dare ai magistrati. A che titolo l’ha fatto? E a che titolo l’avvocato Turco, che è una specchiata professionista – ha difeso anche noi di Report, che appartiene allo studio legale Chiappero-Chiusano, che tutela gli interessi della Juventus, ha chiesto, secondo quello che c’è scritto nel verbale, gli oggetti personali e il telefono di Bucci dopo la sua morte. Ecco, quegli oggetti e quei telefoni che invece vengono consegnati a noi di Report, dopo una telefonata dalla ex compagna di Bucci”.

Gabriella De Bernardis, ex compagna di Raffaello Bucci: “Volevo dirti che ho trovato la scatola che mi hanno riconsegnato a Torino con tutte le cose che avevano sequestrato a casa di Raffaello. E vorrei che gli deste un’occhiata  perchè ci sono delle cose che forse vi possono interessare”.

Federico Ruffo analizza gli oggetti: “C’è un po’ di tutto tra le cose lasciate da Raffaello, quattro telefoni cellulari, diverse schede, ma ci interessano soprattutto queste, ricevute di giocate al Lotto, tutte vincenti. Migliaia di euro nell’arco della stessa giornata, a volte a distanza di pochi minuti. E ancora centinaia di Gratta e Vinci, del Supernalotto, tutte vincenti. In un caso, nel giro di poche ore, avrebbe giocato 20 volte lo stesso numero, il 74, vincendo sempre. Tutte hanno lo stesso codice ricevitoria, un tabaccaio di Cuneo. Il sospetto è che Bucci abbia riciclato i proventi del bagarinaggio dei biglietti della Juventus ricorrendo ad un metodo brevettato dall”ndrangheta. Attraverso una ricevitoria compiacente, chi vince non viene registrato, viene pagato con i soldi di chi deve riciclare, che a quel punto entra in possesso della schedina vincente, diventa l’intestatario e li incassa  proprio nome. Un bonifico da una concessionaria dello stato che nessuno può contestare. Soldi puliti”.

Il titolare della ricevitoria del Lotto: “Io se la procura ha qualcosa da chiedermi, mi chiama la procura. Ma io a lei non posso dire niente. Mi capisce?”.
Federico Ruffo: “Cioè, non può dirmi se queste vincite non erano del signor Bucci ed erano di altri e sono state usate per lavare i soldi?”.
Il titolare della ricevitoria del Lotto: “Lei però… Io cosa…?”.
Federico Ruffo: “Mi dica questo: erano tutte vincite regolari queste?”.
Il titolare della ricevitoria del Lotto: “E certo che erano vincite regolari!”
Federico Ruffo: “Quindi Raffaello ha vinto tre volte 2111 euro nell’arco della stessa giornata. Era l’uomo più fortunato d’Italia. E ha vinto 200mila euro in 4 anni?”.
Il titolare della ricevitoria del Lotto: “Penso di sì”.

Federico Ruffo: “In totale Bucci dai bonifici delle vincite, vere o presunte, ha incassato circa 100mila euro dal Lotto e altrettanti dai Gratta e Vinci. E questo solo sul conto corrente a lui intestato, sul quale salta all’occhio un altro dettaglio: nei sette giorni precedenti la sua morte, c’è un’improvvisa impennata. In meno di due giorni, incassa 14 vincite, per un totale di 25mila euro. E potrebbe aver nascosto altro denaro”.

Federico Ruffo: “Nei giorni in cui Raffaello si toglie la vita, lei è in Puglia. Perchè l’aveva mandata in Puglia?”.
Gabriella De Bernardis, ex compagna di Raffaello Bucci: “Perchè mi aveva detto che dovevo andare ad avvisare i suoi fratelli che ci sarebbe stata un’indagine della Guardia di Finanza, e che dovevano trovare il barattolo e non la marmellata”.
Federico Ruffo: “Come se ci fossero dei soldi…”
Gabriella De Bernardis, ex compagna di Raffaello Bucci: “Da far sparire”.
Federico Ruffo: “Non le aveva spiegato che soldi erano?”.
Gabriella De Bernardis, ex compagna di Raffaello Bucci: “Non so niente di tutta questa storia”.
Federico Ruffo: “Con l’inchiesta Alto Piemonte che avanzava, probabilmente Bucci tentava di nascondere il suo denaro. Ma di quei soldi cosa sapevano  gli ultras del suo gruppo? L’uomo che state per ascoltare, è un ex membro dei Drughi, uno dei collaboratori più stretti di Raffaello”.

Ex membro dei Drughi: “Io sono incazzato nero”.
Federico Ruffo: “E perchè saresti arrabbiato?”.
Ex membro dei Drughi: “Perchè secondo me non si è suicidato”.
Federico Ruffo: “Capisci però che se sai qualcosa per noi è fondamentale che tu ce lo dica?”.
Ex membro dei Drughi: “Ciccio è stato uno stupido. Non aveva bisogno di soldi, ok? E sapeva benissimo con la merda con cui aveva a che fare”. I soldi fanno comodo a tutto, a tutti, anch’io ci arrangiavo qualcosa, però un conto è arrangiare qualcosa e un conto è avere determinati contatti stretti come li aveva lui, che comunque creavano anche un vincolo. Lì si è spinto troppo oltre”.

Federico Ruffo: “Un vincolo, con i Drughi, il più potente gruppo ultras di Torino, dei quali aveva gestito le casse, e con il loro leader da oltre 40 anni, Dino Mocciola. Un capo tanto discreto quanto temuto. Non usa il telefono, non usa internet, l’ultima foto pubblica risale al 1989, quella scattata dopo l’arresto per aver rapinato un portavalori, e partecipato con i suoi complici all’omicidio di un appuntato dei Carabinieri che li aveva fermati per caso. Dal carcere Mocciola nomina Bucci ministro delle finanze, ma quando esce si riprende tutto. E’ lui l’interlocutore privilegiato dell”ndrangheta interessata agli affari della Curva. E’ lui l’interlocutore della famiglia Dominello. Ma i rapporti tra Mocciola e Bucci erano peggiorati. Era noto, tanto che il giorno dei funerali….”.

Gabriella De Bernardis, ex compagna di Raffaello Bucci: “Ero ferma al casello di San Severo, stavo aspettando che arrivasse il feretro e si ferma questa macchina nera, tedesca. E scendono delle persone”.
Federico Ruffo: “Che vengono a parlare con voi”.
Gabriella De Bernardis, ex compagna di Raffaello Bucci: “Sì”.
Federico Ruffo: “E’ questa la persona che le ha detto questa cosa? (viene mostrata alla donna una foto, ndr)”
Gabriella De Bernardis, ex compagna di Raffaello Bucci: “Sì”.
Federico Ruffo: “E si ricorda che cosa le ha detto?”.
Gabriella De Bernardis, ex compagna di Raffaello Bucci: “Preferisco non dirlo”.
Federico Ruffo: “Posso chiederle perchè?”.
Gabriella De Bernardis, ex compagna di Raffaello Bucci: “Perchè è una cosa che mi inquieta un po’”.

Federico Ruffo: “L’uomo nella foto è Salvatore Cava, il braccio destro di Mocciola. E quello che Gabriella non vuole ripetere è nei verbali della Polizia. Cava le avrebbe detto: ‘Vengo dalla Germania, ero lì con Dino. Ti manda a dire che lui, con la morte di Raffaello, non c’entra niente’. Secondo un rapporto della Digos nel 2014, Mocciola aveva già picchiato Bucci, una lite violenta, talmente violenta da convincere Raffaello a fuggire”.
Gabriella De Bernardis, ex compagna di Raffaello Bucci: “Piangendo mi ha detto che doveva sparire per un po’ di tempo, perchè altrimenti sarebbe finito male”.

Federico Ruffo: “Dino Mocciola è un capo molto rispettato perfino da alcuni calciatori. Leonardo Bonucci quando è squalificato va in mezzo ai Drughi, in Curva. E ha rapporti confidenziali con loro. Questo è un sms di Bonucci contenuto nel cellulare di Bucci”.

Bucci: “Dal 29:30 minuto parlano di te. Ciccio e Dino. Visto???”.
Bonucci: “Visto ora!!! (seguono tre emoticons con applausi, ndr). Ringrazia Ciccio e Dino da parte mia!!! Perchè come ha detto Dino: Noi senza di Voi non saremmo nessuno!!!… Questo lo dico sempre anche agli altri che dicono che sono amico dei tifosi!!!…”.

Federico Ruffo: “Dal momento dell’arresto dei Dominello, Saverio, boss indiscusso dell”ndrangheta dell’Alto Piemonte e di suo figlio ed erede al trono Rocco, l’uomo infiltratosi tra gli ultras della Juventus, secondo la Squadra Mobile, Mocciola si è defilato. Ma è il suo braccio destro, Salvatore Cava che tiene in riga il gruppo”.

Nello schermo appare l’immagine di Salvatore Cava, ultras Drughi Juventus e quella oscurata di “Ricky”, un altro ultras. E la telefonata:
“Te lo sto dicendo anche a te! Se anche tu hai la coscienza a posto, che non è successo niente e non avete detto niente, siete tutti a posto! Altrimenti a ‘sto giro quavi faccio spaccare il cu… a uno per uno! A partire da te!”.

Federico Ruffo telefona a Salvatore Cava, ultrà dei Drughi:
Salvatore Cava, ultrà dei Drughi: “Non è stato massacrato nessuno, non è stato percosso nessuno. Anche se ci fossero dei soldi, ma di che soldi stiamo parlando?”.
Federico Ruffo: “Dei proventi del bagarinaggio”.
Salvatore Cava, ultrà dei Drughi: “Bagarinaggio noi non ne facciamo”.

Federico Ruffo: “Bucci non è mai stato picchiato, di bagarinaggio, i Drughi, non ne fanno. Queste intercettazioni però sembrano smentirlo”.

Telefonata tra Salvatore Cava, ultrà dei Drughi e Roberto Maffei, ultrà dei Drughi:
Cava, ultrà dei Drughi: “Quanto glielo gonfiavi il biglietto”.
Maffei, ultrà dei Drughi: “Bah… massimo 40! Ma forse 40 sono tanti…”.
Cava, ultrà dei Drughi: “Vogliamo fare 70, lo mettiamo a 120? Ci dobbiamo stare dentro eh…”.
Maffei, ultrà dei Drughi: “Sì, sì, sì…”.
Cava, ultrà dei Drughi: “Ok?”.
Maffei, ultrà dei Drughi: “Sì, sì , ci sta. Giusto!,Giusto!”.

Telefonata tra Mattia Lotti, ultrà dei Drughi e Salvatore Cava, ultrà dei Drughi:
Cava, ultrà dei Drughi: “I biglietti che tu dovresti dare a quelli là che se ne vanno per i c… loro…”.
Lotti, ultrà dei Drughi: “Sì?”.
Cava, ultrà dei Drughi: “Glieli dai a 85 euro al posto di 55”.
Lotti, ultrà dei Drughi: “Ma come mai a 85? E’ tanto eh! L’altra volta mi avevi detto 55, gliel’ho già detto. Ora che dico 85 mi mandano a cagare, tutto qua!”.

Federico Ruffo: “Oltre alle intercettazioni, anche le informazioni trovate sul cellulare di Bucci sembrano contraddire Cava. Con le foto ci sono anche i conteggi del bagarinaggio, partita per partita, migliaia di tagliandi, divisi ai capi ultras che li richiedevano, tra cui Corona – il nome d’arte di Cava – e l”ndrangheta, Rocco Dominello, figlio del boss Saverio. Ecco la loro quota. E in fondo alla pagina il conteggio finale degli incassi, decine di migliaia di euro, due, anche tre volte la settimana”.

Dal Processo Caccia – 29/03/2017
Massimiliano Ungaro, collaboratore di giustizia: 
“Sono stato associato con la ‘ndrangheta, con la famiglia Crea, nella primavera 2014 fino a dicembre 2015”.
Cosimo Crea si è mai occupato dei proventi del bagarinaggio e dei biglietti?
Massimiliano Ungaro, collaboratore di giustizia: 
“In un’occasione per la Finale di Champions League tra Juventus e Barcellona che io sappia i biglietti erano stati presi dalla società, ma non sono stati mai pagati. Per cui ritengo che siano proventi illeciti”.

 

Marco Di Lello, Commissione Parlamentare Antimafia (luglio 2013 – marzo 2018): “All”ndrangheta interessa mantenere il controllo delle curve perchè da lì come emerso anche dal dibattimento, si lucravano risorse importanti. Poi sono i gruppi ultrà a tenere più o meno sotto ricatto, o comunque ad avere interlocuzione, direttamente con la società”.

Federico Ruffo: “Riuscite a stimare ogni anno quanto ogni singolo gruppo ultras riusciva a lucrare col bagarinaggio?
Marco Di Lello, Commissione Parlamentare Antimafia (luglio 2013 – marzo 2018): “Per quanto ci abbiamo provato, la ricostruzione è evidentemente lacunosa anche perchè la società ha cercato di limitare in ogni modo, almeno nelle sue dichiarazioni, il fenomeno”.

Federico Ruffo: “Ogni gruppo ultras a Torino ha un leader pluripregiudicato. E secondo la Digos legato alla criminalità organizzata. Uno di questi è Andrea Andrea Puntorno”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Dipende, 30-40-25…”.
Federico Ruffo: “Mila euro?”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Sì”.
Federico Ruffo: “Fa impressione”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Perchè fa impressione?”.
Federico Ruffo: “Insomma, sono tanti”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Sono tanti. Il business c’è, non è che non c’è, c’è. Io mi sono comprato due case, mi sono comprato un panificio, mia moglie stava bene. Ma io non lo nego, perchè non è reato quello che ho fatto”.

Federico Ruffo: “41 anni, siciliano, considerato vicino alla cosca dei Li Vecchi e uomo di fiducia del clan calabrese dei Macrì. Quando lo incontriamo, Puntorno, ha l’obbligo di dimora ad Agrigento, dove sta finendo di scontare una condanna a sei anni e mezzo per traffico internazionale di stupefacenti. Puntorno da 20 anni guida il gruppo ultras Bravi Ragazzi. Per la prima volta racconta il meccanismo a un giornalista”.

Federico Ruffo: “Devi ammettere che il nome Bravi Ragazzi può suonare un po’ equivoco”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Sì”.
Federico Ruffo: “Come l’avete scelto?”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Così, Bravi Ragazzi, l’abbiamo scelto, è venuto, eravamo in tre, abbiamo tirato la storia del film, Bravi ragazzi, ci è piaciuto…”.
Federico Ruffo: “Quante persone fanno parte di questo gruppo?”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi:“600-700 persone. Non tutte di Torino”
Federico Ruffo: “Siete voi a occuparvi di rifornire di biglietti tutte queste 700 persone?”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Sì, certo”.
Federico Ruffo: “Si sa che i gruppi ultras lucrano su quei biglietti”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Certo”.
Federico Ruffo: “Tecnicamente si chiama bagarinaggio. Voi fate del bagarinaggio?”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Io personalmente no, però c’era chi per me lavorava”.
Federico Ruffo: “Come funziona? Da dove arrivano i biglietti?”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Va bene, i biglietti lo sapete da dove arrivano, non è che te lo devo dire io”.
Federico Ruffo: “Dalla Juventus”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “E’ normale, no? E’ stato sempre così”.
Federico Ruffo: “La Juventus ha sempre dato delle quote di biglietti agli ultras”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Sì, sempre”.
Federico Ruffo: “E in che modo venivano spartite queste quote?”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Dipende. Tra di noi ce la gestivamo senza problemi. Chi aveva bisogno di 300, chi 500, questa settimana a te… c’era il quieto vivere”.
Federico Ruffo: “Quanto ricaricavate sopra?”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Di 100, di 200, dipende dalla partita. Juve-Real Madrid 200-300, dipende. Io mi sono comprato la casa con lo stadio. Mi compravo l’Audi. Girava”.
Federico Ruffo: “Voi avevate dei contatti con Stefano Merulla?
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “E certo, io li avevo”.
Federico Ruffo: “Si sono mai creati degli attriti per questioni economiche?”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Magari chiedevi 300 biglietti, te ne davano 250, te ne davano 200 e capire perchè”.
Federico Ruffo: “E in quel caso come ci si comportava con loro?”.
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Potevamo fare lo sciopero in curva, potevamo fare qualche bomba. Magari gli facevano prendere un verbale”.
Federico Ruffo: “Voi facevate in modo che loro potessero essere multati, quindi il danno economico diventava tale che gli conveniva di più dare i biglietti che non stare a… ”
Andrea Andrea Puntorno, leader del gruppo ultrà Bravi Ragazzi: “Bravo. Ma questa è stata l’unica cosa degli ultras”.

Federico Ruffo: “Alla fine della stagione, la torta da spartire, è circa un milione e mezzo. E così l”ndrangheta e gli ultras giungono ad uno storico accordo e a renderlo possibile sarebbe stata la mediazione di un solo uomo”.

Dal Processo Caccia – 24/11/2016.
Placido Barresi

“Placido Barresi, nato a Messina il 2/12/52”
“Ho fatto sempre il bandito nella vita”

Federico Ruffo: “Braccio armato del boss Domenico Belfiore, reo confesso di 4 omicidi, sospettato di almeno 10, condannato all’ergastolo, Placido Barresi viene ricordato nei libri di storia criminale come uno dei re di Torino per quasi un trentennio. Avrebbe messo tutti d’accordo, dal carcere, dopo aver scontato quasi 30 anni, oggi beneficia del permesso diurnio per lavorare”.
Federico Ruffo: “Sono venuti da lei a chiedere se poteva fare da paciere? perchè stavano litigando per i biglietti e si volevano ammazzare fra di loro per i biglietti? Quindi è segno che comunque ci guadagnavano, non erano pochi soldi”.
Placido Barresi: “E beh, guardi che a un certo punto mica entrano solo i Dominello! Entra tutta la Calabria unita!”.
Federico Ruffo: Negli atti non c’è”.
Placido Barresi: “E non c’è, però se facessero un po’ più di attenzione…”

Federico Ruffo: “Prima di congedarci, Barresi ci racconta la sua teoria sulla morte di Bucci. Si sarebbe ucciso, ma sotto ricatto”.
Placido Barresi: “Volevano i soldi indietro. Se hanno scoperto i soldi”.
Federico Ruffo: “Se gli hanno solo menato è perchè volevano indietro i soldi?”.
Placido Barresi: “E la minaccia al figlio, guarda che prendiamo tuo figlio”

Federico Ruffo: “E’ il suo punto di vista, ma coincide perfettamente con quello del manager della security Alessandro D’Angelo. Bucci è morto da meno di mezz’ora e lui telefona ad un ultrà”.

Giuseppe Franzo, ultras Juventus: “Minchia che dramma…”.
Alessandro D’Angelo, security manager della Juventus: “Aveva paura di essere ammazzato Beppe. Continuava a dirci che era un uomo morto, non capivamo cosa cazzo dicesse. ieri continuava a dirci sono un uomo morto! Per paura che gli ammazzassero il figlio, si è ammazzato lui. E l’idea che Bucci temesse per la vita del figlio, D’Angelo la ripete più volte in quei minuti concitati, anche al telefono con Francesco Calvo”.

Alessandro D’Angelo, security manager della Juventus: “Lui aveva paura che lo ammazzassero, se non era lui era il figlio, quindi ha deciso di provvedere lui prima che andassero a toccare suo figlio”.

Federico Ruffo: “Poco dopo chiama anche uno dei leader della squadra, Bonucci”.

Bonucci: “Sì?”.

D’Angelo: “Leo?”.

Bonucci: “Sì?”.

D’Angelo: “Ho un problema: Ciccio s’è ucciso… S’è suicidato Ciccio!”.

Bonucci: “Non ci credo!”.

D’Angelo: “Non sono riuscito a fermarlo. Si è suicidato stamattina. S’è lanciato da un ponte, aveva paura di qualcosa, era terrorizzato”.

Bonucci: “Quando è andato, l’altro ieri mattina?”.

D’Angelo: “E’ andato ieri mattina lui. E’ andato ieri mattina a Palazzo di Giustizia è uscito sconvolto. Ha avuto paura, si vergognava di me. Gli dicevo ‘ma non ti preoccupare, me l’hai messa nel culo. La risolvo, non ti preoccupare!’. Mi ha detto “no, no, perdonatemi, perdonatemi, perdonatemi’.  Non aveva paura di noi. Io son convinto che non avesse paura di noi”.

Ranucci, conduttore di Report: “Era terrorizzato Bucci, e che cosa voleva farsi perdonare dal capo della security D’Angelo? Il fatto che aveva testimoniato ai magistrati che Rocco Dominello era una figura importante per il mantenimento dell’ordine pubblico all’interno delle curve. Questo particolare – dice Bucci ai magistrati – gli era stato confidato proprio da D’Angelo. Rocco Dominello è il figlio di un boss, Saverio, condannato nel ’96 per mafia, nel 2012 vengono arrestati con la stessa accusa anche i due fratelli. Lui invece, Rocco, era pulito, era nullatenente, andava in giro con una Jaguar. E grazie alla sua amicizia con Fabio Germani, un altro ultrà condannato anche lui poi dopo per concorso esterno alla mafia, è a capo di una fondazione, Italia Bianconera, amico di Moggi, amico di Lapo Elkann, era riuscito attraverso Germani a tessera una ragnatela, ad avvolgere giocatori, dirigenti, finanche ad arrivare allo scranno più alto”.

Federico Ruffo: “Il direttore sportivo della Juventus Marotta nell’ottobre del 2013, in occasione di Juve-Real Madrid, lascia cinque biglietti della sua riserva personale a Rocco Dominello, figlio del boss. Questo è lo scambio di messaggi con un intermediario, con tanto di preghiera finale”.

Intermediario: “Direttore buongiorno io parto domattina per Madrid per i 5 biglietti come possiamo fare meli lascia le da qualche parte oppure ci incontriamo veda lei”.
Marotta: “Ti informo io. Ciao”.
Marotta: “Ti ho lasciato la busta al Principi, hotel. Alla reception c’è una ragazza bionda, li ho lasciati a lei”.
Intermediario: “Va bene, grazie mille”

Marotta: “Ciao Fabio ci vediamo in sede. Tutto ok per i biglietti?”
Intermediario: “Sì Direttore, grazie, speriamo bene”.
Marotta: “Ok, mi raccomando, massima riservatezza, B.”
Intermediario: “Come sempre nessuno lo sa”.

Federico Ruffo: “Qualche mese dopo, ancora Marotta incontra in un bar Dominello, che gli chiede di far sostenere un provino per le giovanili ad un ragazzo. Si tratta del figlio di Umberto Bellocco, esponente di spicco del clan di Rosarno. Il provino lo farà, ma poi verrà scartato”

Federico Ruffo: “Nel giorno della vittoria del primo Scudetto del nuovo ciclo, Lapo riconosce al cugino Andrea i meriti per il lavoro fatto. Ma nel 2009 aveva puntato lui allo scranno più alto della società. Lapo, secondo quanto raccontato da Dominello ai magistrati, avrebbe incontrato nella Primavera del 2009 il figlio del boss, prima della Comunione della figlia di Fabio Germani, ultrà presidente della Fondazione Italia Bianconera e molto vicino ai dirigenti della Juve. In quell’occasione gli avrebbe espresso il desiderio di veder esposti gli striscioni in Curva con su scritto: Lapo presidente”

Dominello: “Senti una cosa, ma il tuo amico Lapo che fine ha fatto”

Germani: “L’ho sentito stamattina, è in Svizzera”

Dominello: “Lo facciamo questo appuntamento?”

Germani: “No, questo periodo non esiste”.

Dominello: “Perché?”

Germani: “Eh, perché domani parte e va in America”.

Dominello: “Vabbuò, fissa un appuntamento se vuole un appoggio. Fissa un appuntamento… sennò andate a fa***o tu, lui, la Juventus, tutti quanti”.

Germani: “Ma tu lo sai che lui l’appoggio lo vuole”

Dominello: “Lui mi deve dire; si, sono veramente intenzionato e io faccio fare gli striscioni sia da una parte che dall’altra tutti per lui. Però mi deve dire quanto veramente ci tiene. Perché io ti giuro che sia di qua, sia di là, facciamo fare tutto quello che lui vuole”.

Germani: “Ho parlato con Lapo fino ad un’ora fa”.

Dominello: “Ah.. eri con Lapo e non mi hai chiamato… Bravo, bravo”.

Germani: “Si è scaricato il telefono. Martedì, cosa fai martedì?”

Dominello: “Martedì niente, perché?”

Germani: “Se vuoi andiamo in barca da Lapo”.

Dominello: “Ma dove?”

Germani: “A Saint Tropez”.

Federico Ruffo: “La gita, poi, è saltata. E lo striscione non fu mai esposto. Ma chiunque avesse un problema, chiedeva di Dominello. Anche Fabio Cannavaro, capitano della Nazionale, dopo la parentesi col Real Madrid, dove era andato dopo lo scandalo Calciopoli,  torna alla Juve e viene contestato. Secondo quanto sostenuto da Germani in questa telefonata, avrebbe chiesto aiuto ai Dominello per fermare la contestazione”.

Fabio Germani, presidente Italia Bianconera: “Te l’ho detto, lo vedo stasera Cannavaro. Abbiamo parlato di te anche. Dice, Fabio: io lo so che gli unici siete tu e Rocco, che la Juve sta facendo casini, che tu non ne vuoi sapere della Juve. E lui mi ha detto: io non voglio mettere in mezzo la Juve, lui cannavaro. E poi mi ha spiegato un bel po’ di cose. Io lunedì sera dovrei mangiare con De Ceglie, se vuoi venire…”.
Rocco Dominello, ultras Juventus: “Vabbè intanto ci vediamo, ci organizziamo”.
Fabio Germani, presidente Italia Bianconera: “Va bene dai. Ok, ciao ciao”.

Federico Ruffo: “Vincenzo Iaquinta, per lui i magistrati antimafia di Bologna hanno chiesto 6 anni di carcere per reati connessi alle armi con l’aggravante mafiosa; 19 per il padre. Iaquinta era anche centravanti della Nazionale”.

Rocco Dominello, ultras Juventus: “Scandaloso. Vabbè, da una parte è anche buono così Iaquinta rientra”
Fabio Germani, presidente Italia Bianconera: “Sì, è giusto così. Un’Italia che gioca così è giusto che vada fuori”.
Rocco Dominello, ultras Juventus: “Dai quando rientra andiamo a mangiare dai…”.
Fabio Germani: “Va bene”.

Federico Ruffo: “Alessandro D’Angelo, security manager, nell’estate del 2012 raggiunge in ferie Rocco Dominello, a Tropea. Insomma, erano amici, al punto che D’Angelo al telefono ammette di conoscere cosa fanno gli ultras e i calabresi con i biglietti”.

Alessandro D’Angelo, security manager Juventus: “Il tuo gruppo probabilmente è composto da 300 persone. Quindi io ti permetto di fare purtroppo a malincuore business. Ma questo lo faccio non perchè mi sei simpatico, semplicemente perchè voglio la tranquillità, è inutile che ci nascondiamo. Io voglio che voi state tranquilli e che noi stiamo tranquilli e che viaggiamo insieme”.

Federico Ruffo: “E insieme erano andati – secondo quanto riferito dal figlio del boss ai magistrati, da Andrea Agnelli. E più volte. Ma Agnelli – che va detto, non è mai stato indagato dalla Procura – ha fornito risposte diverse in momenti diversi. Prima ha negato, poi ha detto di non ricordare, poi che potrebbe averlo incontrato, ma senza sapere chi fosse Rocco Dominello”.

Marco Di Lello, Commissione Parlamentare Antimafia (luglio 2013 – marzo 2018): “Il presidente Agnelli ha dichiarato di non averne ricordo, ma da una serie di risultanze pare abbastanza chiaro che il Dominello avesse accesso agli uffici anche privati della società”.

Federico Ruffo: “Agnelli e il suo responsabile della security D’Angelo hanno dichiarato di non aver mai avuto contezza dello spessore criminale di Rocco Dominello”.

Federico Ruffo: “Uno dei leader dei Viking, la colonne milanese della curva bianconera, ci racconta un episodio avvenuto tre anni prima degli arresti dell’indagine Alto Piemonte. L’inchiesta era appena partita e in teoria doveva essere segreta”:

Ultraà Viking: “A noi Alessandro D’Angelo, nel lontano 2013, ci dice che c’è un’indagine dei Carabinieri in curva per la storia dei calabresi. Ci dice a me, Grancini e un altro ragazzo….”.

Federico Ruffo: “Ma anche Raffaello Bucci, braccio destro dello Slo della Juve, era a conoscenza da tempo dell’inchiesta sui calabresi”.

Paolo Verra, legale dell’ex compagna di Raffaello Bucci: “Un anno prima, lui mi aveva detto – testuali parole -: io so per certo che alla fine di questo campionato, ovvero a giugno, scoppierà la bomba. E quindi io, come tanti altri all’interno della Curva, ci stiamo organizzando”.

Federico Ruffo: “Se Bucci sapeva, e se anche il capo della security sapeva sull’indagine dei calabresi, come faceva la società a non sapere che Rocco Dominello fosse il figlio del boss. Forse erano rassicurati dal fatto che Rocco Dominello venisse ricevuto perfino dalle istituzioni”.

Ultrà Viking: “Rocco Dominello veniva a parlare per conto dei Drughi in Questura. Cioè, non in un bar, nascosti sotto un portico, in Questura!”.
Federico Ruffo: “Possibile che il figlio di un boss di quella caratura entrasse in Questura per partecipare alle riunioni sulla sicurezza e nessuno sapesse chi era?”.
Marco Di Lello, Commissione Parlamentare Antimafia (luglio 2013 – marzo 2018): “Il fatto che nessuno sapesse, noi abbiamo avanzato più di un dubbio. Stiamo parlando di un signore che ufficialmente è nullatenente, disoccupato, eva in giro con una Jaguar e con un tenore di vita decisamente alto. ma certo, per molti anni, la sensazione è che si è fatto finta di non vedere  o di non capire”.

Federico Ruffo: “Altri capi ultras con rapporti con la malavita organizzata incontrano Agnelli. Ad esempio Loris Grancini, leader dei Viking, secondo la procura vicino al clan mafioso dei Rappocciolo, ultimo domicilio conosciuto, il carcere di Opera, dove sconta una condanna a 13 anni e 11 mesi per tentato omicidio”.

Report manda in onda uno stralcio di un’intervista di Fanpage.it a Loris Grancini, del 30.03.2017:

Loris Grancini: “E’ vero, sono molto vicino alla cosca dei Rappocciolo, è la mamma di mia moglie, non ha nessun fratello uomo in vita, l’ultimo è morto 8 anni fa”.

Raffaella Fanelli: “Hai mai incontrato Andrea Agnelli?
Loris Grancini: “In occasione dell’inizio dell’anno per parlare di nuovo anno, tifoseria, mi ha detto di coreografie, farci i complimenti”.

Federico Ruffo: “È il 5 maggio del 2018, la Juventus ospita il Bologna. A distanza di due anni dall’arresto dei Dominello, i Drughi li troviamo al loro posto a fare affari come sempre. E c’è chi fa bagarinaggio.

Componente Drughi: “C’erano dei ragazzi siciliani che me li hanno ordinati, non sono potuti venire e li ho dati a loro; mi hanno telefonato loro”.
Federico Ruffo: “Non è bagarinaggio secondo voi questo?”.
Componente Drughi: “No, quello non è bagarinaggio. Non è che loro…”.
Federico Ruffo: “Cioè non l’hanno pagato di più?”
Componente Drughi: “No, no”.

Federico Ruffo: “Quindi voi non vendete mai i biglietti a una cifra…”.
Componente Drughi: “No, a prescindere che non ce li abbiamo biglietti…”.

Federico Ruffo: “Loro i biglietti neanche li hanno. Guardate che succede ora. Arriva un altro ultrà alle spalle e – vedete? – gli ha passato una tessera del tifoso. È con quella che cambiano i nomi sui biglietti appena rivenduti. E il tutto avviene davanti agli occhi degli addetti alla sicurezza dello Juventus Stadium”.

Addetto alla sicurezza: “Hanno la bancarella fuori in curva Sud. Sono gli unici autorizzati. Vai a sapere come mai sono gli unici!”.
Federico Ruffo: “La bancarella dei Drughi si trova subito fuori la recinzione dello Stadium. La competenza è del Comune che però in quel punto non rilascia licenze per ragioni di sicurezza. Eppure i Drughi fino alla fine della passata stagione erano lì a vendere”.

 

Andrea Puntorno, leader Bravi Ragazzi: ” Tutto lì si fa, tutto allo stadio si fa”.
Federico Ruffo: “Cioè lì a quella bancarella i Drughi vendono anche…”.
Andrea Puntorno, leader Bravi Ragazzi: “No, ma in tutto davanti il piazzale. Il piazzale è nostro”.
Federico Ruffo: “Quello della curva?”.
Andrea Puntorno, leader Bravi Ragazzi: “Già. Siamo noi che lo gestiamo! Noi avevamo dentro”.
Federico Ruffo: “Dentro lo stadio?”.
Andrea Puntorno, leader Bravi Ragazzi: “Sì. Dentro lo stadio”.
Federico Ruffo: “E lì come funziona? C’è un accordo, c’è una licenza? C’è un accordo?”,
Andrea Puntorno, leader Bravi Ragazzi: “No, non c’è niente. Abusivamente. Ma è una cosa normale per lo stadio, capito? Io il 28 sono libero. Me ne vado di nuovo su per andare a metter lo striscione”.
Federico Ruffo: “Perché attualmente lo striscione dei “Bravi Ragazzi” non c’è?”.
Andrea Puntorno, leader Bravi Ragazzi: “Non c’è. Perché hanno fatto diffida a me e allo striscione capito? Senza che ce l’ho intestato io lo striscione. È questa la cosa…”.
Federico Ruffo: “E quindi ora come pensi di fare per ripristinare lo striscione?”.
Andrea Puntorno, leader Bravi Ragazzi: “Dovrò andare a parlare alla Juventus”.
Federico Ruffo: “E credi che ti riceveranno?”.
Andrea Puntorno, leader Bravi Ragazzi: “Eh?”.
Federico Ruffo: “Credi che ti riceveranno?”
Andrea Puntorno, leader Bravi Ragazzi: “Certo”.

Federico Ruffo: “Bryan Herdocia detto ‘Lo squalo’: 12 anni di Daspo, un arresto nel 2015 dopo una rissa coi tifosi della Fiorentina, una perquisizione nella quale gli vengono sequestrate due pistole, una mazza da baseball, un coltello e 80 carte d’identità false. Servivano per intestare i biglietti per lo stadio a gente inesistente ed erano fatte così bene che lo squalo è stato uno dei più importanti bagarini dello stadio; e lo è ancora oggi: nonostante il Daspo gestisce tutto direttamente da casa sua”.

Bryan Herdocia, ex ultras Juventus: “Ad esempio ti faccio vedere questa cosa qua se riesci a vederla. Questo è un biglietto della finale di Berlino. Federico Ruffo: “Sì, Juve – Barça”.
Bryan Herdocia, ex ultras Juventus: “Bravissimo, questo biglietto ad origine veniva 220 euro. 1500 euro a biglietto”.
Federico Ruffo: “1500 a biglietto?”.
Bryan Herdocia, ex ultras Juventus: “Solo io da solo ne ho piazzati 13″.
Federico Ruffo: “Tu i biglietti per Juve Barcellona che si giocava a Berlino, quindi non nello stadio della Juve, da chi li hai presi?”.
Bryan Herdocia, ex ultras Juventus: “Allora io i biglietti ti dico li ho reperiti direttamente dalla curva”.
Federico Ruffo: “Di questa vicenda della ‘ndrangheta, dei Dominello, di Rocco, voi quanto sapevate? Cioè si sapeva chi era Rocco?”.
Bryan Herdocia, ex ultras Juventus: “Io so che quando ho piazzato i biglietti nel 2015 fuori dal Bernabéu, ho piazzato dei biglietti per loro, perché quando Pippo che mi dava i biglietti era nervoso perché un aereo è arrivato in ritardo e la gente non arrivava e servivano subito i soldi, era andato in tilt perché mi diceva: “Tu lo sai di chi sono questi biglietti? Ma tu lo sai questi soldi a chi vanno? Ma se questi non arrivano in tempo e non pagano poi qua finisco male…”.
Federico Ruffo: “Qua io finisco male ti ha detto?”.
Bryan Herdocia, ex ultras Juventus: “Sì, ma sì, perché questo aveva paura”.
Federico Ruffo: “Raffaello Bucci di tutto questo cosa sapeva?”
Bryan Herdocia, ex ultras Juventus: “Raffaello sapeva tutto”.

Federico Ruffo: “Lo Squalo ci mostra una chat dello scorso marzo con il braccio destro di Mocciola, Salvatore Cava, in occasione di Tottenham – Juventus, ottavi di finale di Champions League. Hanno venduto 250 sterline l’uno biglietti che ne costavano 35”.

Federico Ruffo: “Fino allo scorso anno, alla fine della stagione dello scorso anno, comunque i Drughi continuavano a fare bagarinaggio?”.

Bryan Herdocia, ex ultras Juventus: “Certo”

 

Federico Ruffo: “Secondo quanto ci riferisce, lo squalo avrebbe piazzato biglietti anche fino a pochi giorni fa, questa e’ una chat dello scorso 18 settembre, il giorno di Valencia – Juve, Champions League. questo il prezziario dei biglietti da piazzare: 95 euro. Questi i biglietti per Juve-Lazio, il 25 agosto”.

Ranucci, conduttore di Report: “Lo ‘squalo’ fa bagarinaggio da casa colpito da Daspo, cioè non può andare allo stadio, ma lo fa per i Drughi, cioè per quel gruppo che fa riferimento al pregiudicato Dino Mocciola e anche a Rocco Dominello, almeno fino a prima che lo arrestassero. Ecco, ma da dove arrivano i biglietti? Non lo sappiamo. Abbiamo segnalato alla Juventus il fatto che abbiamo raccolto testimonianze che il bagarinaggio continua anche dopo l’inchiesta giudiziaria; e abbiamo anche chiesto se fosse vero che il suo capo della security avesse confidato ad un ultrà l’esistenza di un’indagine anni prima, un’indagine sui calabresi. Ecco, hanno preferito tutelarsi dietro il riserbo. E che cosa ha detto il presidente Agnelli in tema di sicurezza? Ha detto che la gestione avveniva attraverso una triangolazione: la Juventus parla con gli ultrà e le forze dell’ordine, gli ultrà parlano con la Juventus e le forze dell’ordine e le forze dell’ordine parlano con ultrà e Juventus. Tutto vero: poi però c’è la sentenza della giustizia penale. Le motivazioni dei giudici della Corte d’Appello sono uscite pochi giorni fa e scrivono, riconoscono la sussistenza del metodo mafioso anche nei confronti della Juventus, seppure con modalità non apertamente intimidatorie perché non ve n’era bisogno”.

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