JUVENTUS 

AGNELLI ALL’ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI SPIEGA IL MOMENTO DELLA JUVENTUS

Come ogni anno il Presidente Andrea Agnelli incontra di persona i giornalisti all’Allianz Stadium, nel pieno rispetto dei protocolli, al termine dell’Assemblea degli Azionisti. Questa volta è la forma dell’Assemblea a cambiare, essendo stata «convocata in maniera virtuale, in seguito alle normative vigenti per la prevenzione del virus», come sottolinea lo stesso Agnelli «prima di dedicare un pensiero personale a tutte le persone colpite dal virus e al personale sanitario che lavora per prestare loro assistenza».

Diversi i temi toccati dal Presidente durante l’incontro con la stampa: dal bilancio della stagione trascorsa, alle prospettive per il futuro, dal nuovo assetto societario appena varato, agli obiettivi per la prossima stagione. Queste le sue dichiarazioni:

UN ANNO AGRODOLCE

«È un anno che non posso che giudicare in maniera agrodolce in campo e fuori. Abbiamo ottenuto grandi risultati, ma ci sono state anche delusioni inaspettate. A gennaio abbiamo portato a termine un aumento capitale da 300 milioni che aveva tre principali obiettivi : il mantenimento della competitività sportiva, l’aumento ricavi operativi e della visibilità del brand Juventus in seguito a una serie di investimenti, e il consolidamento dell’equilibrio economico finanziario. Questo ha posto le basi per una robustezza dal punto di vista patrimoniale che non ci saremmo aspettati di dover utilizzare per altri motivi».

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«Se penso al campo non posso che fare un plauso a Pavel Nedved, a Fabio Paratici e a Federico Cherubini. La vittoria dello scudetto viste le condizioni che ci siamo trovati ad affrontare è stato un grande risultato, che credo non abbia trovato il giusto riconoscimento, da parte nostra, da parte dei tifosi e da parte degli addetti ai lavori. Le Women hanno vinto il terzo scudetto consecutivo e il plauso va a Stefano Braghin, il miglior dirigente di calcio femminile italiano, e a Rita Guarino. L’Under 23 ha vinto Coppa Italia di categoria e mando un abbraccio a Fabio Pecchia, che ora non è più in Juventus, ma che ha ottenuto un risultato straordinario. Esponiamo quel trofeo con orgoglio all’interno dello Juventus Museum, perché vincerlo al secondo anno di vita della squadra, significa essere andati al di là delle più rosee aspettative. Il progetto va avanti e ha l’obiettivo di far crescere ragazzi che possano trovare spazio nella Prima Squadra, nel calcio professionistico e nella Nazionale. Ci sono poi state delle delusioni: abbiamo perso due finali, la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana e siamo stati eliminati agli ottavi di Champions League contro il Lione e di questo non siamo soddisfatti».

«Fuori dal campo, stavamo ottenendo risultati che erano al passo delle aspettative del piano a medio termine. I ricavi da sponsorizzazioni hanno raggiunto i 130 milioni, con un incremento di circa 20 milioni rispetto all’anno prima. Questo ha reso i ricavi commerciali superiori del 30% rispetto a quelli ottenuti dai diritti televisivi domestici, slegandoci dall’eccessiva dipendenza da quella che era stata la principale fonte di ricavo negli anni passati. Inoltre Juventus è divenuto il brand italiano più seguito su Instagram e questo è un segno tangibile della nostra dimensione».

LA RIORGANIZZAZIONE SOCIETARIA

« È stato svolto un lavoro per razionalizzare e perfezionare la coesistenza delle anime organizzative della Juventus. Prima avevo tre riporti principali, oggi sono diventati due, con la creazione delle Aree Football e Business, la prima diretta da Fabio Paratici, la seconda da Stefano Bertola, entrambi con il ruolo di Managing Director. Giorgio Ricci continua a ricoprire il ruolo di Chief Revenue Officer Ricci, mentre Federico Cherubini assume quello di Football Director Nedved e io ci divideremo da un lato l’Area Sport e dall’altro l’Area Business. L’obiettivo è continuare a crescere, avere una maggiore agilità organizzativa e operativa e creare un ambiente fertile per la valorizzazione dei giovani talenti in tutte le aree».

«Con Pavel, Fabio e Federico, Stefano e Giorgio stileremo un piano a medio termine nei prossimi mesi e insieme affronteremo le sfide che abbiamo davanti, la più importante raggiungere il decimo scudetto consecutivo. Trovo bello che si sia una squadra in cui “il noi” prevale “sull’io”. Riguardo agli obiettivi di lungo periodo è chiaro che una ricalibrazione degli investimenti e delle retribuzioni ci dovrà essere. È però una situazione che si deve intendere applicata a tutti, non al singolo club. In assenza di risorse deve aumentare la creatività e quindi dobbiamo individuare talenti in diverse fasi della loro vita, che abbiano diverse aspettative di remunerazione, per arrivare a un nuovo equilibrio economico finanziario. Questo senza trascurare la competitività assoluta della Juventus, che vuole continuare a vincere in Italia e continuare a essere competitiva in Europa».

Assemblea degli Azionisti 2020 | La conferenza stampa

ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI 2020 | LA CONFERENZA STAMPA

LA GESTIONE DELL’EMERGENZA

«La gestione dell’emergenza nei mesi primaverili che mi ha visto coinvolto, nelle vesti di Presidente dell’ECA, di membro del comitato esecutivo dell’Uefa, oltre che di Presidente della Juventus, nell’interlocuzione sia per la parte regolatoria e che per gli adempimenti da adottare per la ripresa delle attività».

«Al mondo del calcio va riconosciuto il fatto che guardando la sola Serie A ci sono circa 4000 persone continuamente monitorate e se viene individuato un positivo al COVID viene posto immediatamente in isolamento fiduciario. Questo comporta un investimento importante da parte dei club, per adempiere ai protocolli della Federazione da un lato e dell’UEFA dall’altro, ma è il modo che abbiamo per tutelare la nostra industria. Esprimo quindi un ringraziamento formale a tutti i ministri competenti: al Ministro dello Sport Spadafora, al Ministro della Salute Speranza, al Ministro per gli Affari Regionali Boccia al Presidente Federale Gravina e alle Leghe: tutti hanno lavorato di concerto per trovare un protocollo che ci permetta di portare avanti la nostra attività. Essere riusciti a tornare terminare o tutti i campionati principali ad eccezione di Francia, Olanda e Scozia e le due competizioni internazionali, Champions League ed Europa League, è stato un grandissimo risultato».

«La rimodulazione delle competizioni sportive? Non credo ce ne sia l’esigenza. Una competizione che inizia in un modo deve terminare nello stesso modo. Diverso se format alternativi possano essere più appetibili dal punto di vista commerciale. Credo che il protocollo se applicato correttamente sia sufficiente per permetterci di finire la stagione senza intoppi. Basterà essere diligenti nella sua applicazione».

L’IMPATTO DELLA PANDEMIA SUL CALCIO

«Potremo osservare nella sua completezza l’impatto di questa situazione sul sistema calcio solo nell’autunno del 2021, in quanto incide in parte sulla conclusione dell’esercizio 19/20 e in parte su quello attuale. Lo scenario migliore vede una perdita stimata per il sistema calcio europeo tra i 5,2 e i 6,3 miliardi, il peggiore tra i 6,5 e gli 8,4 miliardi».

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«È sotto gli occhi di tutti che dopo 20 anni di continua crescita del sistema per la prima volta il fatturato del calcio europeo è in forte decrescita. È dovuto a un fattore esogeno, ma questa è la situazione e le stime portano a ipotizzare che 360 club delle prime divisioni a livello europeo, senza considerare le seconde divisioni dove ci saranno presumibilmente i problemi più gravi, avranno bisogno di aumenti di capitale nei prossimi 12/24 mesi per un totale di circa 6 miliardi»..

«Nonostante questo rimangono opportunità, cambiamenti tecnologici, e punti di forza del settore e su questi dobbiamo puntare. Le opportunità sono date dalla disintermediazione del business che si trasforma da B2B a B2C, attraverso le piattaforme OTT e a una distribuzione capillare. Gli esempi sono Uefa Tv e Liga Sports Tv due sistemi che iniziano a dare i loro frutti. Le nuove generazioni rappresentano sia un’opportunità che una minaccia per il futuro della nostra industria, ma crediamo che possano essere trattenuti e divenire i prossimi spender dell’industria».

«Dobbiamo gestire quest’anno e il successivo rivedendo le strategie di crescita, ma il valore dell’industria rimane notevole ed è dimostrato dall’interesse dei grandi gruppi finanziari verso le proprietà intellettuali e la governance dei sistemi sportivi. Questo è un elemento di grosso conforto in questo momento di crisi. Abbiamo dato prova di serietà e convergenza nei mesi primaverili, sia a livello internazionale che a livello nazionale, dove la Federazione e le diverse Leghe, i club e l’Assocalciatori hanno fatto tutto il possibile per rimettere in moto l’industria. Se questa stessa convergenza verrà riprodotta nei prossimi mesi, sono sicuro che ne usciremo rafforzati e con uno spettacolo ancora più appetibile per i nostri tifosi di oggi e soprattutto di domani».

MAURIZIO SARRI

«Di Maurizio ho un ottimo ricordo come persona: colta, con un certo senso dell’umorismo e diversi interessi al di là del calcio che è la sua prima passione e che vive in maniera coinvolgente. Sono felice che abbia vinto lo scudetto con noi. Negli anni ho visto come in uno spogliatoio si crei un’alchimia che permette di superare ostacoli che possono sembrare insormontabili. Ecco credo che tra Maurizio e tutto l’ambiente questa alchimia non si sia creata, però abbiamo vinto uno scudetto insieme. Io stesso ho indicato lui per portare la coppa dello scudetto al museo e lui sarà sempre ricordato come uno degli allenatori vincenti della Juventus».

ANDREA PIRLO E IL SUO STAFF

«Ho la sensazione, da queste prima settimane che il mondo che ci circonda non veda l’ora di giudicare un paio di sconfitte. Pirlo, al suo debutto assoluto su una panchina, ha dovuto far fronte all’assenza totale di un precampionato. Dovremo accompagnarlo in questo percorso iniziale che non sarà privo di ostacoli e sono certo che quando ne troveremo uno, il mondo cercherà di colpire la Juve per le scelte fatte. Credo invece che il nostro sia il primo staff tecnico moderno che vedo, dove ognuno ha un compito e si muove con consapevolezza del proprio ruolo».

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