CALCIO JUVENTUS 

IL 3-5-2 POTREBBE SALVARE LA STAGIONE E LA PANCHINA DI ALLEGRI

Solo tornando al 3-5-2 si potrebbe arrivare a salvare la stagione della Juventus. Se lo capirà o no l’invertebrato sulla panchina è facile prevederlo, non lo capisce. Inutile girarci intorno. la stampa a suo favore pur difendendolo senza se e senza ma lo sta sollecitando a fare questo modulo vincente. Un passo indietro per andare avanti: la scelta del 3-5-2 contro il Psg riporta alla memoria la prima Juve di Allegri, quella della stagione 2014-15. Quella del primo scudetto dell’era dell’allenatore controproducente, nonché della coppa Italia e della finale Champions persa col Barcellona.In realtà il 3-5-2 faceva parte dell’eredità vincente lasciata da Conte e non era stato il modulo esclusivo della prima stagione allegriana, ma da lì era partita la Juve del trionfale filotto bianconero di Allegri in serie A, prima di approdare al 4-3-1-2 ed a variazioni sul tema che avevano fruttato all’allenatore la fama di fantasioso, decisivo stratega, in grado di far svoltare le partite grazie a innovazioni tattiche ed innesti mirati. Poi, nella pluriennale storia dell’Allegri in bianconero, il 3-5-2 è rimasto come modulo-paracadute nei momenti di difficoltà, ad esempio dopo il difficile inizio della stagione 2015-2016, quella senza più Pirlo, Vidal e Tevez ma che vedrà 15 vittorie di fila e una trionfale rimonta-scudetto. Nella stagione successiva Allegri riparte dalla difesa a tre, salvo cambiare in corsa optando per un 4-2-3-1: Pjanic e Khedira diventano inamovibili perni a protezione della difesa, con Cuadrado, Dybala e Mandzukic a garantire supporto a Higuain. Un trasformismo che ha dato i suoi frutti e che ha portato la Juve alla seconda finale Champions firmata Allegri, poi persa contro il Real Madrid.

All’esordio dell’Allegri-bis, nella passata stagione l’allenatore ha sperimentato in varie direzioni svariando fra vari moduli e talora cambiando pelle alla Juve anche a gara in corso. Prima ha infatti scelto il 4-4-2 come il più affidabile, poi ha virato verso un 4-3-3 (con la sua variante 4-3-1-2) che col senno di poi risuona come prova generale della disposizione in campo decisa inizialmente per la stagione da poco iniziata. E dal 4-3-3 Allegri era ripartito a metà agosto, salvo rivedere la scelta dopo infortuni e un mercato durato altri 15 giorni che ha impattato notevolmente sulla rosa. Così nelle prime cinque giornate di campionato si sono succeduti una serie di esperimenti ma nessuno ha visto in campo una Juve schierata col 3-5-2. A ispirare l’allenatore in questa direzione è stata la prima sfida di Champions, quella che ha opposto il quotatissimo Psg a una Juve che si è presentata all’appuntamento senza Di Maria, Pogba e Chiesa.

  

Risultato a parte, per quel che attiene alla prestazione la Juve ha fatto vedere una delle sue peggiori versioni (nel primo tempo) ed una delle sue migliori facce (nella ripresa), e dunque è troppo presto per tracciare bilanci definitivi. Ma dall’osservazione di quanto emerso in campo, il 3-5-2 che ad elastico è diventato un 5-3-2 in fase difensiva, ha consentito di evitare l’isolamento cui Vlahovic è stato condannato in altre gare, grazie al gran lavoro di collegamento di Milik, ed a ha proiettato Cuadrado e Kostic in zona-cross, sempre nell’ottica di garantire al serbo migliori rifornimenti. Peraltro, visto che la rosa bianconera abbonda di centrali difensivi mentre ha i terzini contati, la disposizione a tre consente di ottimizzare le scelte. Con Bremer che ha pagato un po’ lo scotto dell’esordio in Champions, ma è più abituato a giocare in una difesa a tre che in uno schieramento a 4. Discorso inverso per gli altri difensore, che con l’Allegri-bis hanno sempre giostrato in una linea a quattro, ma l’ostacolo non è certo insuperabile.

Related posts

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.